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PRODUZIONE DISCOGRAFICA

IL RUOLO DEL PRODUTTORE

È sempre difficile descrivere il ruolo di un produttore artistico e dire quale sarà il suo contributo, nella realizzazione di un album, senza considerare il contesto in cui questi opera.
Un produttore di un disco di musica classica, per esempio, avrà compiti molto diversi da quelli svolti da un produttore di musica hip pop.

La produzione di un disco è cambiata profondamente nel corso degli anni.
Prima dell’avvento dei computer, il produttore rappresentava il collegamento tra gli aspetti tecnici e quelli artistici relativi alla realizzazione di un disco, diventando temporaneamente un membro aggiuntivo della band.

Il suo lavoro era principalmente quello di elevare canzoni già esistenti al livello più alto possibile, per mezzo della sua immensa cultura musicale, della sua abilità nell’orchestrazione, della sua profonda conoscenza delle strategie commerciali e del suo buon gusto.

I suoi compiti erano: scegliere i brani da includere nell’album, decidere le tonalità e i tempi metronomici, scegliere gli studi di registrazione e i fonici, scegliere strumenti e musicisti adatti come colori di una tavolozza, arrangiare sezioni di archi o di fiati, approvare i mix e seguire i musicisti e i cantanti per ottenere l’esecuzione migliore da loro. George Martin e Quincy Jones incarnano alla perfezione questo tipo di produttore artistico.

Con l’evoluzione tecnologica, lo studio di registrazione è diventato un vero e proprio strumento musicale e questo ha permesso la nascita di una nuova generazione di produttori, come Brian Eno e Daniel Lanois. Essi hanno rivoluzionato il processo di produzione prendendone parte anche come esecutori e plasmando il timbro degli strumenti. Come risultato, gli album realizzati in questo periodo, rappresentano un ibrido dello stile dei produttori e quello degli artisti per cui lavoravano.

Più di recente, con l’avvento di software musicali, il produttore è diventato un fac totum: scrive i testi, compone, arrangia, programma sintetizzatori, campiona i suoni, registra, si occupa del missaggio, ecc. Le nuove tecnologie gli permettono di svolgere il suo lavoro dal suo home studio e spesso suppliscono ad eventuali lacune nella sua preparazione teorica della musica (Hans Zimmer, per esempio, legge a stento le note di uno spartito, ma interpreta alla perfezione il “piano roll” di Cubase). Questo ha permesso ad un gran numero di persone con limitata conoscenza della teoria musicale, ma contraddistinte dalla loro creatività e dal loro gusto particolare, di interpretare la parte del produttore, alimentando la confusione riguardo a quale sia il suo vero ruolo.

Molti produttori, inoltre, diventano tali dopo aver lavorato per anni come ingegneri del suono apprezzati per il loro stile (per es. Chris Lord Alge, Tchad Blake, George Massenburg).

In conclusione, esistono due elementi comuni a tutte le tipologie di produttori artistici, da George Martin a Skrillex: il gusto e la capacità di presentire il lavoro finito, ovvero di mantenere l’obiettività durante tutto il corso della produzione. Nel corso degli anni, indipendentemente dal loro grado di preparazione, i produttori sono sempre stati richiesti e ingaggiati da artisti ed etichette discografiche per il loro gusto particolare. Data la loro profonda conoscenza delle dinamiche che si instaurano tra musica, parole, strumenti musicali e tecniche usate in studio di registrazione, i produttori riescono a distogliere l’attenzione dalla visione della singola tessera del puzzle e a focalizzarsi sull’immagine che si sta componendo.

COME POSSO AIUTARTI

Nel maggio del 2013, i Dago Red mi hanno scelto come produttore per la realizzazione del loro ultimo disco.
Il nostro primo incontro è stato fissato per determinare la direzione artistica che volevano far prendere all’album; ho analizzato insieme a loro le canzoni esistenti, per estrapolarne i messaggi da condividere e individuare le emozioni che li rappresentassero. Dopo aver stabilito i miei obiettivi, tutto quello che avrei fatto durante la lavorazione, sarebbe stato funzionale al loro raggiungimento.

Per i Dago Red ho svolto diversi compiti: ho aiutato a rifinire i testi, ho lavorato sulla struttura delle canzoni, ho deciso tonalità e tempi metronomici, ho suggerito soluzioni armoniche che ritenevo più efficaci e composto linee melodiche. Non tutti i brani avevano bisogno di grandi interventi: su uno in particolare, il mio contributo più efficace sono state due pause posizionate strategicamente in determinati punti allo scopo di creare più drammaticità. Mi sono occupato molto dell’arrangiamento e ho programmato tracce MIDI. Mi sono occupato di sound design, ho campionato suoni, suonato tastiere, percussioni e strumenti etnici. Ho scritto una partitura per banda e preparato gli spartiti per i musicisti ospiti. Ho armonizzato i cori e, quando c’era bisogno di una voce in più, ho cantato. In fase di tracking, ho scelto gli strumenti musicali più adatti alle parti da registrare, ho accordato batterie, suggerito plettri e bacchette da usare, ho seguito ognuno, strumentisti e cantanti, in modo da ottenere il meglio da loro. Spesso è più efficace un’esecuzione espressiva che una tecnicamente perfetta e un produttore deve essere anche un bravo psicologo per fare in modo che distrazioni e inibizioni non condizionino le performance degli artisti. Mi sono, infine, occupato delle riprese, del mix, dell’editing e del mastering.

È difficile dire quale sarà il mio contributo come produttore per un album. Dipendentemente dal progetto musicale posso svolgere tantissime funzioni o molto poche. La musica e gli artisti hanno la priorità su tutto e io non dirò mai a nessuno cosa scrivere nelle proprie canzoni, ma mi limiterò all’uso di trucchi e strategie atte a rendere il brano un mezzo di comunicazione efficace. Soprattutto, non sentirai mai uscire dalle mie labbra la frase: «Non hai un brano più commerciale?». Se la canzone colpisce il cuore di chi la ascolta ha già in sé tutta l’attrattiva per vendere di più.

IL MIO APPROCCIO ALLA PRODUZIONE SI FONDA SUL CONTRASTO

Una canzone nasce da un’idea e da un bisogno di condividerla: è un messaggio rivolto a chi l’ascolterà. Il mio compito principale è di fare in modo che il messaggio sia recapitato efficacemente. Ascoltare musica e parole non significa esserne colpiti, ma se esse scuotono il subconscio dell’ascoltatore, tramite un’emozione, la canzone diventa un mezzo capace di comunicare ad un livello più profondo.
La mia arma più potente è il contrasto.
La musica non è in grado di generare emozioni, ma solo sensazioni: tensione e risoluzione (stabilità e instabilità). Anche il testo può generare tensione e risoluzione, come possono farlo il groove, le dinamiche, i suoni e diverse soluzioni di arrangiamento. L’alternanza di tensione e risoluzione genera un movimento simile ad un respiro e rende la musica viva. Se si riesce a conferire movimento a punti strategici del brano (in modo da sottolineare determinate linee del testo, per esempio), è possibile provocare nella testa di chi ascolta delle associazioni mentali, consce o inconsce, con il suo vissuto. In questo modo, le sensazioni si trasformano in emozioni. Il contrasto, in poche parole, è il cuore pulsante della musica.

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A chi mi rivolgo: Musicisti e Band

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